Report Deloitte: il Bitcoin ha le potenzialità di cambiare il modo con cui trasferiamo valore

La Deloitte University Press (DUP), ramo della società di consulenza internazionale Deloitte, ha recentemente pubblicato un documento sul Bitcoin dal suggestivo titolo di “Bitcoin: Fact. Fiction. Future.

Si tratta di uno scritto importante prodotto da una organizzazione autorevole, che di fatto con le sue tesi rafforza ulteriormente la credibilità del Bitcoin.

Deloitte sostiene che la copertura mediatica sull’argomento è ancora focalizzata soprattutto sugli aspetti sensazionalistici, legati all’andamento del prezzo del Bitcoin, al fallimento di alcune imprese collegate, o alle attività illecite che cercano di sfruttarlo per l’anonimato. Questo lascia fondamentalmente incompresa e sottostimata la vera portata rivoluzionaria e dirompente di questa tecnologia che

“[…] è qualcosa di più di una nuova modalità di effettuare acquisti. Si tratta di un protocollo per lo scambio di valore attraverso internet e senza intermediari.”

Il Bitcoin potrebbe presto cambiare altri sistemi che si basano sull’intermediazione, come il trasferimento di proprietà, l’esecuzione di contratti, la gestione dell’identità.

Il report ripercorre i passaggi storici che hanno visto succedersi diversi oggetti con la funzione di deposito di valore e mezzo di scambio, dalle conchiglie, alle tavolette d’argilla, alle monete, fino alle attuali banconote, poi le carte di credito ed infine le valute digitali come il Bitcoin, che rappresenterebbero quindi la naturale evoluzione.

Dopo aver spiegato come funziona la tecnologia Bitcoin, vengono illustrate le tre qualità che distinguono da altri sistemi di pagamento:

  • Bitcoin è peer to peer e funziona attraverso Internet, ovvero la moneta può essere trasferita da un soggetto ad un altro senza bisogno di intermediari, come invece accade con le carte di credito o PayPal che fungono obbligatoriamente da validatori delle transazioni.
  • Bitcoin è un sistema aperto (basato su un software open source) e con una autenticazione sicura, quindi se i sistemi di pagamento tradizionali utilizzano transazioni private per garantire la sicurezza, per contro il Bitcoin memorizza tutte le transazioni crittografate in un pubblico registro garantendone così la validità e il controllo del network.
  • Bitcoin è auto propulsivo, nel senso che premia i partecipanti al network con la creazione di nuovi bitcoins. Quindi il sistema funziona perchè invoglia alla partecipazione ad esso.

Per poter raggiungere una diffusione di massa, il Bitcoin deve ancora risolvere alcune problematiche aperte:

  • Volatilità del prezzo, fintanto che il valore sarà estremamente volatile e legato ad un mercato di scambio interessato alle logiche speculative, similmente a quanto accade per quello azionario delle penny stock. Dove l’unico obiettivo è speculare per ricercare un rapido arricchimento.
  • Incertezza normativa, in quanto la regolamentazione a livello globale rimane ancora incerta, ed i vari governi si stanno ancora muovendo in modo non univoco. Con il diffondersi di orientamenti normativi coerenti con il Bitcoin, questo rassicurerà anche le attività commerciali interessate ad accettarlo come forma di pagamento.
  • Sicurezza degli scambi, in quanto i casi di fallimento di alcune aziende (es. Mt. Gox) che effettuavano cambi in bitcoin hanno avuto un forte impatto sull’opinione pubblica, rendendo più difficile la sua diffusione di massa. Le aziende dovranno implementare sistemi di sicurezza pari a quelli delle banche tradizionali per poter acquisire credibilità e conquistare la fiducia dei consumatori.
  • Facilità di utilizzo, in quanto il problema precedente della sicurezza pone dei vincoli in contrasto con la semplicità di utilizzo del Bitcoin. Questa è una delle sfide maggiori per le aziende che producono wallet (il portafogli elettronico dove custodire i propri bitcoins) in quanto devono riuscire a renderli alla portata di tutti.
  • Costo di validazione delle transazioni, perchè oggi il Bitcoin muove circa 60 mila transazioni al giorno contro le 150 milioni della carta di credito Visa, e mentre la Visa si fa pagare per le spese connesse ai server e alla infrastruttura necessaria a gestire questa mole di transazioni, il Bitcoin non sembra ancora in grado di sostenere le spese di elettricità, banda internet, e memorizzazione dei dati.

Nonostante queste difficoltà, il numero delle attività commerciali che accettano il Bitcoin aumentano significativamente ogni giorno. Il sito Overstock.com prevede di incassare 20 milioni di dollari in Bitcoin nel 2014.

DUP illustra quindi come il Bitcoin possa essere dirompente in una serie di settori tradizionali:

  • Sistemi di pagamento, riducendo verso lo zero i costi di transazione grazie all’eliminazione degli intermediari, o consentendo a nuovi intermediari (exchange, wallet, payment processor) di applicare costi minimi (vicini al 1%). Questo porterà enormi benefici soprattutto nelle transazioni su piccoli importi (microtransazioni in centesimi).
  • Trasferimento della proprietà, in quanto i Bitcoin possono essere qualificati in un certo modo tale da rappresentare beni fisici, per esempio un automobile, consentendo quindi, attraverso il registro pubblico delle transazioni (Bloockchain), di verificare autonomamente i fatti accaduti al bene (es. in questo caso la riparazione, incidenti, sostituzioni, etc.). Questo supererebbe la necessità attuale di utilizzare intermediari come gli avvocati o i notai per stipulare il trasferimento di un bene.
  • Esecuzione dei contratti, dove la tecnologia del Bitcoin può essere integrata nella esecuzione di azioni contrattuali che garantiscano la privacy degli attori interessati e il contemporaneo controllo da parte dei regolatori istituzionali.
  • Gestione dell’identità, in quanto oggi ancora fortemente basata su documenti cartacei che possono facilmente essere rubati o contraffatti, mentre utilizzando la tecnologia del Blockchain si potrebbe migliorare la sicurezza e mobilità delle persone.

Infine DUP fa infine una serie di previsioni sul futuro del Bitcoin, con un parallelo rispetto alla prima era di Internet nei primi anni del decennio 1990. Gli scenari di possibile sviluppo sono diversi, molto dipenderà anche dal livello di comprensione che i governi avranno sulle potenzialità di questa nuova tecnologia.

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