Intervista a Luigi Angotzi

Luigi Angotzi, giurista e startupper, dal 2011 è attivo nello scenario dell’innovazione tecnologica, ha partecipato come collaboratore e co-founder di diverse startup. E’ autore di svariati articoli e saggi sui temi libertari, è inoltre attivista anti tasse del Tea Party, coordinatore del gruppo Facebook Bitcoin Sardegna e socio fondatore di AssoBIT.

Luigi quando hai scoperto il Bitcoin e come è nato l’interesse?

Ho scoperto Bitcoin nel maggio del 2011, una data che non dimenticherò mai! Posso dire di essere stato tra i primi a venirne a conoscenza in Sardegna. L’interesse è nato per via delle mie due principali attività e passioni, quella per la tecnologia e la voglia di fare impresa tramite start-up innovative e quella per lo studio della teoria libertaria. Questi due binari si sono ricongiunti in uno solo, dalla teoria si è arrivati alla pratica. Il Bitcoin rappresenta la soluzione ai problemi esposti dalla scuola “Austriaca”.

In questi anni che traguardi ha raggiunto il Bitcoin? Quali sono stati gli eventi fondamentali?

Credo che i due traguardi più importanti siano rappresentati dal valore attuale di 1 bitcoin, superiore a qualsiasi altra valuta circolante oggi nel mondo e con un potenziale di crescita enorme (nel periodo novembre/dicembre 2013 arrivò ai 1000 Euro di controvalore) che potrebbe giungere ad oltre 10000 Euro per bitcoin nei prossimi anni.

L’altro importante traguardo riguarda la circolazione e l’adozione del Bitcoin che cresce mese dopo mese ed anno dopo anno, con tutta probabilità a giugno 2015 si arrivierà a 125 mila transazioni giornaliere.

Gli eventi più importanti si possono riferire ad una generale fiducia del mercato nel Bitcoin. Gli investimenti di venture capitalist nelle start-up che sviluppano servizi nel settore Bitcoin sono nell’ordine di centinaia di milioni di Dollari, si stima addirittura che il Bitcoin abbia ricevuto più denaro per il suo sviluppo che il web nei primi anni ’90.

Inoltre vi è il fenomeno dei “miners” cioè di quei soggetti o imprese che creano bitcoin a fronte di elevati investimenti e di notevoli costi, se non ci credessero accendendo i loro macchinari ogni giorno non saremmo arrivati ad oggi con 14 milioni di bitcoin “minati” su 21 milioni di bitcoin totali.

Un’ultimo dato riguarda anche le opportunità lavorative che il Bitcoin offre, infatti nel 2014 ha creato più posti di lavoro del Governo degli Stati Uniti, anche questo è un segno positivo dell’apprezzamento del mercato nei confronti del Bitcoin.

Vista la tua competenza accademica, cosa ne pensi delle problematiche normative e quale quadro si va delineando? Cosa pensi di quanto detto dalla Banca d’Italia?

Per rispondere a questa domanda bisogna capire perché il Bitcoin è nato. Il Bitcoin nasce per voler togliere la gestione monopolistica della moneta da parte dello Stato. Nella natura decentralizzata del Bitcoin non può esserci un soggetto unico che manipola il sistema a suo piacimento.

Quindi il Bitcoin nasce per non essere regolamentato, sarebbe anche impossibile riuscirci dato il suo sistema criptografato di funzionamento. Il quadro normativo risulterà vuoto, se non per qualche legge che ne “consentirà” l’utilizzo (lo Stato permette ciò che non riesce a vietare).

So bene che il mio punto di vista da giurista potrebbe far storcere il naso a tanti colleghi, ma la verità è questa: o Stato o Bitcoin, non ci può essere una via di mezzo, se succedesse vorrebbe dire che il Bitcoin perda la sua indipendenza.

Da giurista mi sono sempre battuto per una deregolamentazione generale del sistema legislativo ed ancora più nello specifico di quello che riguarda le tecnologie innovative; imporre leggi e regolamenti significa limitare se non bloccare le potenzialità di una impresa, unica produttrice di ricchezza e benessere per gli individui.

Come ho già detto precedentemente BankItalia vede in Bitcoin un temibile competitor e fa di tutto per screditarlo. Questa azione di danneggiamento durerà poco tempo, non appena gli individui inizieranno a conoscere ed utilizzare Bitcoin, grazie ad i vantaggi che offre rispetto a monete fiat (a corso forzoso) non torneranno più indietro.

Ultimamente si parla molto di DAO e di Sidechains, e nuovi soggetti come Ethereum si stanno presentando come rivoluzionari, cosa ne pensi?

Nel settore delle tecnologie innovative è difficile dire cosa sarà vincente o meno, ritengo però che tutto questo fervore attorno al Bitcoin ed alla Blockchain (la tecnologia che “muove” il Bitcoin) sia positivo, un settore senza idee, fermo, non produce nè lavoro nè ricchezza. Nei prossimi anni assisteremo alla contaminazione e consolidazione definitiva di molti progetti.

Quali sono secondo te le applicazioni più interessanti che stanno nascendo basate sull’utilizzo della blockchain?

Le applicazioni che nascono ogni giorno basate su Blockchain sono davvero tante, è difficile seguirle tutte. Posso dire però che tante di queste cambieranno le nostre vite.

Infatti le possibilità che ci offre il Blockchain (che è un registro open source, pubblico, decentralizzato e criptato) sono tra le più svariate (il principale e più diffuso è Bitcoin) ad esempio potremo ricollegare degli smart contract, usarlo come un oracolo, come sistema di “pubblicità legale”, come sistema di messaggistica criptato-decentralizzato, come cloud, ecc.

Per concludere, quali prospettive future vedi sul fenomeno Bitcoin e sui suoi risvolti sociali?

Analizzando il fenomeno Bitcoin posso dire che questo rappresenta il secondo “decentramento” (il primo è stato, grazie alla rete internet, il Web, cioè il decentramento delle informazioni, da quel momento in poi gli individui hanno avuto la possibilità di cercare le informazioni e le notizie che fino a quel momento erano gestite e filtrate da un sistema monopolista di informazione) cioè la gestione monetaria da parte di privati; il terzo decentramento sarà rappresentato da progetti come “OpenBazaar” che daranno vita a mercati totalmente liberi e non controllati da autorità oppressive e coercitive.

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